In questi giorni l'Italia si prepara a fermarsi. C'è chi ha organizzato di trascorrere il Ferragosto al mare, chi in montagna, chi un concerto sotto le stelle, chi in riva al mare a guardare in serata i fuochi d'artificio sulla spiaggia. Per milioni di italiani Ferragosto è sinonimo di ferie, di grigliate in famiglia, di un abbraccio più lungo del solito. Anche la politica, in questi giorni, rallenta, si concede una pausa.
Non è così per migliaia di infermieri, oss, fisioterapisti, medici delle strutture riabilitative, delle case di riposo, delle cliniche, degli ospedali, delle RSA, delle residenze protette, dei centri di riabilitazione psichiatrica, dei servizi 118, delle guardie mediche, dei servizi di ambulanza, dei volontari delle ambulanze INDIA, degli infermieri dei servizi di primo soccorso nelle fabbriche, dei pronto soccorso, della radiologia, delle sale operatorie. Mentre le città si svuotano, loro restano. Cambiano una flebo mentre fuori esplodono i fuochi d'artificio. Sollevano con molta attenzione un anziano con frattura di femore dal letto. Tengono la mano di chi ha paura di non farcela, di chi ha paura di stare da solo, il 15 agosto, esattamente come tutti i giorni dell'anno. Perché la malattia non guarda il calendario, non chiede permesso, non si ferma nei giorni di festa. Un pensiero va ai colleghi del Pronto Soccorso, che non chiude mai, perché l'emergenza non conosce soste. Un pensiero va a ogni turno, a ogni reparto, a ogni notte insonne passata a vegliare chi non può restare solo. Ma un pensiero che merita particolare tenerezza va a chi, da 14 anni, lavora nelle strutture socio-sanitarie ARIS RSA e AIOP RSA senza vedere rinnovato il proprio contratto, e ai colleghi delle strutture ARIS e AIOP che attendono da 8 anni. Quattordici anni di turni di notte, di festivi passati in corsia, di stipendi fermi mentre tutto il resto, intorno a loro, è cambiato: la benzina, l'affitto, il pane, la vita. C'è, in questo, una ferita silenziosa che merita di essere raccontata con delicatezza: un infermiere, un fisioterapista, un logopedista, con alle spalle tre anni di studi universitari, esami, tirocini, notti sui libri, che lavora in una struttura con contratto ARIS RSA o AIOP RSA, percepisce oggi una retribuzione tra i 1.300 e i 1.400 euro al mese. È la paga di chi salva una vita, di chi si prende cura delle fragilità , delle diversità , di chi resta accanto a un malato fragile, anziano, che necessita di cure e attenzioni quando la famiglia non può più farlo. Vale la pena raccontare, con rispetto, che vi sono Regioni che dal 2012 non hanno ancora adeguato rette e tariffe, e che questo pesa su molte strutture socio-sanitarie in tutta Italia. ARIS e AIOP, a livello nazionale, spiegano da anni che i contratti potranno essere rinnovati quando le Regioni adegueranno rette e tariffe, ferme dal 2012, mentre le cliniche e gli ospedali classificati attendono l'adeguamento dei DRG, aggiornati dal Governo solo poche settimane fa. È un cammino lungo, che merita di essere accompagnato con impegno condiviso: la politica nazionale può fare la sua parte, intervenendo con le Regioni e facendosi garante affinché rette e tariffe vengano finalmente adeguate, come previsto dal meccanismo tariffario introdotto dal Dlgs 502/1992.
Un passo che, se compiuto presto, restituirebbe fiducia a chi ogni giorno si prende cura degli altri. Rette e tariffe ferme, a fronte di costi sempre più elevati, si ripercuotono anche sulla gestione quotidiana delle strutture. Molte piccole e medie strutture socio-sanitarie vivono delle rimesse ASL, e quando questi pagamenti tardano anche solo di qualche giorno, il conto si fa pesante: se il ritardo cade di venerdì, si trascina fino a sabato e domenica, e lo stipendio arriva solo il lunedì o il martedì successivo. Le piccole e medie aziende, spesso, non dispongono di risorse proprie sufficienti ad anticipare le retribuzioni, perché dopo la pandemia tutto, in sanità , è raddoppiato: il costo dei farmaci, dei presidi, e non solo. Sono temi che meritano l'attenzione e la cura della politica, perché riguardano oltre 300.000 operatori in tutta Italia, e solo tra Abruzzo e Molise si superano i 10.000 operatori del settore, molti dei quali lavorano con contratti ARIS RSA e AIOP RSA fermi da 14 anni, o con il CCNL AIOP e ARIS per gli acuti fermo da 8 anni. Racconta molto, di un Paese che sa essere grande, il fatto che gli infermieri del pubblico impiego, in due anni, abbiano visto rinnovarsi due volte il proprio contratto: è la prova che, quando si vuole, la strada si trova. Lo stesso auspicio, la stessa fiducia, li rivolgiamo oggi ai colleghi delle strutture socio-sanitarie accreditate, che da 14 anni attendono con pazienza e dignità . Non è una questione di merito, non è una questione di fatica: è un'occasione, ancora aperta, per colmare una distanza. Ogni giorno che si avvicina a un rinnovo è un giorno restituito a chi ha scelto di curare, e che quella scelta la porta avanti con grande dedizione, nonostante tutto.
Mi auguro che chi rappresenta le istituzioni, a livello regionale e nazionale, e che in questi giorni si concede un meritato riposo, trovi il tempo di leggere queste righe. E che trovi anche l'occasione di fare visita alle strutture accreditate, convenzionate, associate ARIS RSA e AIOP RSA, ai centri di riabilitazione, alle cliniche e agli ospedali classificati. Di guardare negli occhi chi lavora il 15 agosto con uno stipendio fermo al 2012, e di portare con sé, nel proprio impegno istituzionale, il desiderio di dare a questa attesa la risposta che merita. Buon Ferragosto a chi riposa. E un pensiero che non può restare solo un pensiero, ma può diventare impegno condiviso, per chi in questi giorni resta accanto a chi ha bisogno di cure, chiedendo in cambio soltanto ciò che è giusto: un contratto rinnovato, una retribuzione dignitosa, il rispetto che si deve a chi cura.

